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martedì 29 novembre 2011

Johannesburg, la casa di Gandhi diventa museo-hotel





Johannesburg, nel sobborgo di Orchard, è stato inaugurato nei giorni scorsi un museo-albergo dedicato al Mahatma Gandhi, il padre storico dell'India contemporanea che, giovane avvocato, visse per un ventennio, dal 1893 al 1914, nell'attuale Sudafrica. In questa casa (Satyagraha House, Mohandas Gandhi visse tra il 1908 e il 1909. La casa oggi consta di un museo e di 7 camere per gli ospiti. L'idea dei suoi proprietari, l'agenzia francese Voyageurs du Monde, è quella di promuovere circuiti turistici che abbinino al neonato museo-albergo, visite a di Soweto, della Constitution Hill e della Old Fort Prison di Johannesburg, dove sono stati tenuti prigionieri sia il Mahatma che Nelson Mandela 





This house, in the residential neighbourhood of Orchards in Johannesburg, was the home of Mohandas Gandhi from 1908 to 1909. Within these walls, the future Mahatma created and developed his philosophy of passive resistance: Satyagraha in sanskrit. A pacifist method of protest that he employed in India to lead the country to independence.

The house was built in 1907 by Gandhi’s close friend, the German architect Hermann Kallenbach, and today it begins a new life.

Renovations overseen by a team comprising a historian, a curator, an architect, two interior designers, and their respective teams, have restored the original spirit of the house, bringing back an important page in the history of both South Africa and  Mohandas Gandhi. The Satyagraha House is now a registered part of the country’s historical heritage and presents an innovative accommodation concept linking guesthouse to museum.

In all, seven rooms are spread out between the original house, called the Kraal in reference to its architecture resembling a traditional African farm, the cottage added a few years later, and the modern wing built in 2010.

A museum retracing Gandhi’s experiences in South Africa and particularly those that he shared here with his friend Kallenbach is installed in the very heart of the house. In this way, a peaceful and meditative atmosphere channelling Gandhi’s life within these walls inhabits the property.

http://www.satyagrahahouse.com/en/Travel-Johannesburg



lunedì 28 novembre 2011

Indian Highway, fino al 29 gennaio al Maxxi di Roma




Indian Highway

























22 settembre 2011 – 29 gennaio 2012
Gallerie 2, 3 e 5
a cura di Julia Peyton-Jones, Hans Ulrich Obrist, Gunnar B. Kvaran con Giulia Ferracci, Assistant Curator MAXXI Arte, e organizzata in collaborazione con Serpentine Gallery, Londra e Astrup Fearnley Museum of Modern Art, Oslo, Norvegia


Indian Highway è una rassegna collettiva itinerante che presenta, attraverso una vasta scelta di opere, il panorama complessivo della scena artistica indiana contemporanea.
Esposta per la prima volta alla Serpentine Gallery di Londra nel 2009, Indian Highway ha toccato prestigiose sedi internazionali fino ad arrivare al MAXXI, per concludersi a Nuova Delhi nel 2013. In ogni tappa, la mostra assume una sua particolare fisionomia, con opere pensate ed esposte appositamente per l’occasione. La mostra al MAXXI rappresenta quindi un’emozionante e attesa opportunità per conoscere l’innovativa ricerca artistica indiana e costituisce il primo approfondimento affrontato da un museo italiano sull’arte di questo affascinante paese.
Con 30 artisti, 60 opere, tra cui 4 installazioni site specific pensate per il MAXXI, e una serie di lavori qui esposti per la prima volta nella loro monumentalità, l’esposizione propone un’ampia rappresentazione del panorama creativo di una tra le maggiori regioni asiatiche e riflette gli sviluppi economici, sociali e culturali dell’ultimo ventennio.
Partendo dal significato dell’autostrada come elemento di connessione tra i flussi migratori che si spostano dalla periferia alla città, Indian Highway racconta lo sviluppo tecnologico, il boom economico, la crescente centralità mondiale che il subcontinente riveste dal punto di vista artistico a partire dagli anni Novanta.




La mostra può essere idealmente divisa in tre macroaree:
Identità e Storie dell’India: indaga temi politici, sociali, religiosi come la guerra tra India e Pakistan, le lotte religiose, la labilità dei confini nazionali. Tra le opere esposte: il grande dipinto di Fida Husain (recentemente scomparso, protagonista della scena indiana per oltre 70 anni, cui è dedicata l’intera mostra) fa riferimento agli attacchi terroristici a Mumbai del novembre 2008; il video The Lighting Testomonies di Amar Kanwar racconta, attraverso le testimonianze di donne violentate, la guerra tra India e Pakistan; il video I Love My India di Tejal Shah affronta la repressione dei musulmani in Gujarat nel 2002 mentre quello di Shilpa Gupta, 100 Hand Drawn Maps of India, riflette il senso di insicurezza e instabilità dei confini nazionali.
Metropoli Deflagranti: sui temi dell’espansione e del caos urbano, dell’abbandono delle periferie. Simbolo della mostra, l’installazione wallpaper Dream Villa 11 di Dayanita Singh, quasi un’insegna luminosa ripetuta per 80 metri nel corridoio vetrato al primo piano, visibile dalla piazza: riproduce una metropoli contemporanea dall’alto, avvolta in una luce blu, con le grandi highway come fiumi di fuoco. Tra le opere esposte: la scultura Transit di Valay Shende, il grande camion in tondini di alluminio, che contrasta con Autosuarus Tripous, lo scheletro di un tradizionale risciò in ossa di resina di Jitish Kallat, mentre l’installazione di Subodh Gupta lunga 27 metri con pentole e stoviglie allude al pranzo degli operai.
Tradizione Contemporanea: esplora la rielaborazione di antiche forme espressive della cultura indiana, come la miniatura, la ceramica, la pittura a inchiostro. Le installazioni site specific Strands di N. S. Harsha e di Hemali Bhuta ne sono esempio, come anche le grandi tavole smaltate di Nalini Malani che alludono ai racconti mitici.
dal 2 ottobre 2011



The News
Per la ‘Mostra nella mostra Indian Highway
a cura di Amar Kanwar
Tratto qualificante di Indian Highway, la “mostra nella mostra” è la scelta – diversa di sede in sede – di dare spazio a un artista/curatore indiano, invitato a coinvolgere altrettanti artisti. L’esposizione è curata per il MAXXI da Amar Kanwar, che ha selezionato una serie di documentari e film d’autore visibili nella Galleria 5.